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LE TECNOLOGIE PRINCIPALI E ALTRE INFORMAZIONI UTILI


AUTO A IDROGENO: è un'auto con motore elettrico alimentato dall'idrogeno, gas contenuto in forma liquida in un apposito serbatoio e trasformato direttamente in elettricità dalle cosiddette , tramite una reazione chimica che lascia acqua e calore come prodotti di scarto. Le auto a idrogeno, pur esistendo già a livello di prototipi, non potranno essere prodotte su larga scala prima di almeno uno decennio, a causa dei costi oggi proibitivi di questa nuova tecnologia soprattutto in assenza di un mercato di massa, e perché non esiste la necessaria "filiera", cioè una rete di prodotto da fonti rinnovabili. Ecco perché si arriverà all'auto a idrogeno solo con la diffusione, nei prossimi anni, di  -- cioè non elettrici e alimentati, ad esempio, a benzina/idrogeno (veicoli già esistenti prodotti in numero limitato) oppure a idrometano/metano (ottenibili con semplici modifiche anche da veicoli a metano già circolanti) -- nonché di distributori di idrogeno/idrometano.

AUTO ELETTRICA: è un'automobile con motore elettrico che utilizza l'energia immagazzinata da una o più batterie ricaricabili. È caratterizzata tipicamente da scarsa autonomia, piccola potenza e lunghi tempi di ricarica, per cui trova impiego solo in situazioni particolari e naturalmente necessita almeno di una postazione attrezzata per la ricarica. I veicoli che utilizzano sia normali motori a scoppio sia motori elettrici alimentati da batterie ricaricate dallo stesso motore a scoppio (consentendo quindi una maggiore autonomia) sono detti ibridi, ma anche ad essi sono oggi senz'altro da preferire, per ovviare al problema dell'aumento del prezzo della benzina e del gasolio dovuto al "", i e, in un futuro più lontano, le , particolari auto elettriche dotate di celle a combustibile. Rispetto alle tradizionali batterie usate dalle auto elettriche, le hanno tre importanti vantaggi: durano di più, pesano di meno, e non necessitano di lente ricariche.
BIOMASSE  E BIOGAS: le fonti rinnovabili da biomassa sono costituite dalle sostanze di origine animale e vegetale, non fossili, che possono essere usate come combustibile per riscaldamento o per la produzione di . Alcune fonti, come la legna, non necessitano di subire trattamenti, mentre altre -- come gli scarti vegetali e i rifiuti urbani -- devono essere processate in un digestore. Quando la biomassa viene chiusa in un digestore, al suo interno si sviluppano dei microrganismi che con la fermentazione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno) del materiale organico formano il cosiddetto biogas. Dopo un trattamento depurativo, quest'ultimo può essere usato come biocarburante, combustibile per il riscaldamento o per la produzione di energia elettrica. Inoltre, tramite un opportuno procedimento, è possibile trasformare le biomasse di qualsiasi natura (quindi materiali di scarto oppure determinati vegetali coltivati ad hoc) in biocarburanti liquidi, come ad esempio il biodiesel.

CAMPO FOTOVOLTAICO: è l'unione di più pannelli , opportunamente connessi elettricamente in serie e in parallelo per soddisfare le condizioni operative desiderate. I pannelli sono montati su strutture meccaniche che non solo li sostengono, ma soprattutto li orientano verso Sud e li mantengono con un'inclinazione intorno ai 30° rispetto al suolo, valore prestabilito necessario per ottenere il massimo rendimento energetico. In un campo fotovoltaico occorre inoltre mantenere tra le varie file di pannelli una distanza minima D = 9/4 L (dove L è la lunghezza di una fila, cioè dal suo punto più basso a quello più alto), per evitare ombreggiamenti indesiderati. L'Italia si presta molto allo sfruttamento di campi fotovoltaici per produrre energia elettrica, in quanto l'irraggiamento solare è compreso tra 1.200 e 1.750 kWh/m2, con una differenza dunque del 40% tra Nord e Sud del Paese, ma anche al Nord ci troviamo in condizioni decisamente favorevoli rispetto al resto dell'Europa.

CELLE A COMBUSTIBILE: sono sistemi elettrochimici capaci di convertire l'energia chimica di un combustibile (in genere, idrogeno) direttamente in energia elettrica e quest'ultima in movimento di un veicolo tramite un motore elettrico, senza l'intervento intermedio di un ciclo termico (come avviene invece, ad es., bruciando benzina o idrogeno in un tradizionale motore a scoppio), ottenendo pertanto rendimenti di conversione più elevati. Dunque, una cella a combustibile funziona in modo simile a una batteria (ad es. d'auto) o a una pila. Tuttavia, a differenza di queste, consuma sostanze provenienti dall'esterno ed è quindi in grado di funzionare senza interruzioni finché al sistema viene fornito combustibile (idrogeno) e ossidante (ossigeno o aria). Le celle a combustibile trovano proficua applicazione, oltre che nelle futuristiche , negli per la produzione di energia elettrica che sfruttano il "ciclo dell'idrogeno" per immagazzinare energia e restituirla quando serve. 
CICLO DELL'IDROGENO: consiste nell'utilizzare l'idrogeno quale mezzo per immagazzinare l'energia in surplus prodotta -- solitamente in maniera intermittente -- dalle fonti rinnovabili (solare, eolica, etc.), la quale può essere resa di nuovo disponibile all'occorrenza grazie, ad esempio, alle , che trasformano l'idrogeno in elettricità. L'idrogeno viene prodotto da un elettrolizzatore attraverso la semplice elettrolisi dell'acqua ed è immagazzinato in appositi contenitori sotto forma di gas ad alta pressione o liquido. Il ciclo dell'idrogeno risulta utile sia nei moderni per la produzione di energia elettrica, adatti per utenti isolati dalla rete elettrica o che necessitano di essere autonomi in caso di black-out, sia nel settore dei trasporti, dove già oggi l'idrogeno (e l' da esso ricavato) alimenta di vario tipo con motori a scoppio, e in un futuro più lontano alimenterà veicoli elettrici dotati di celle a combustibile, la famosa "".

COGENERAZIONE E TRIGENERAZIONE: per cogenerazione si intende la produzione congiunta e contemporanea di energia elettrica e termica. In pratica, recuperando il calore a valle del processo di produzione di energia elettrica, si possono realizzare mini-impianti in grado di generare calore ed elettricità per grandi strutture o piccoli centri urbani. La combustione nelle centrali a cogenerazione permette di raggiungere risparmi fino al 40% nell'utilizzo delle fonti primarie di energia. Per trigenerazione, invece, si intende la produzione congiunta di energia elettrica, termica e frigorifera. Il calore recuperato, infatti, può essere trasformato in energia frigorifera grazie a un cosiddetto "ciclo frigorifero ad assorbimento". I sistemi di co-trigenerazione, oggi tecnicamente maturi ed economicamente convenienti per poter essere adottati diffusamente, possono venire progettati per funzionare con qualsiasi fonte primaria di energia o di calore: combustibili fossili, solare termico, biogas, etc.
DISTRIBUTORI DI IDROMETANO: sono colonnine -- che in generale possono fornire anche idrogeno -- in cui l'idrogeno poi miscelato con il metano per ottenere l' è prodotto da un elettrolizzatore semplicemente utilizzando acqua e l'energia fornita gratuitamente dalle fonti rinnovabili (sole, vento, etc.). Possono alimentare le circa 700 mila auto omologate a metano circolanti in Italia, previa opportuna modifica del veicolo, e le benzina/idrogeno. Esistono distributori di varie taglie, adatti per essere installati presso normali stazioni di rifornimento multicarburante oppure presso strutture che necessitano di rifornire una propria flotta di veicoli (taxi, furgoni postali, nettezza urbana, ambulanze, polizia municipale, corrieri, etc.), nonché presso piccoli utenti privati che intendano farne un uso proprio. Per non parlare, naturalmente, della possibilità di impiego di distributori di idrogeno e/o idrometano nella nautica, per alimentare una nuova generazione di motori marini.  

ENERGIA ELETTRICA: l'energia è la capacità di un corpo o di un sistema di compiere lavoro, e si misura in joule (J). Essa esiste in varie forme: meccanica, chimica, nucleare, elettrica, luminosa, termica, etc. L'energia elettrica, in particolare, è una forma di energia pregiata che si ricava da altre forme di energia dette primarie (termica, idraulica, nucleare, solare, eolica, geotermica, mareomotrice, etc.), alcune delle quali rappresentano delle , e coinvolge il movimento di cariche elettriche in un conduttore. Per misurare l'energia elettrica utilizzata, si adopera il chilowattora (kWh), che corrisponde all'energia di un sistema che sviluppa la potenza di 1.000 watt continuativamente per un'ora; mentre per misurare la potenza fornita oppure assorbita da un apparato elettrico -- cioè la sua forza, da non confondersi con la o nominale -- si usa il watt (W) o suoi multipli, come il chilowatt (kW) e il megawatt (MW). Un chilowatt equivale a 3.600 joule.
EOLICO: Un generatore eolico è un apparato composto essenzialmente da delle pale e da una turbina che trasforma l'energia meccanica del vento in . Tutti conosciamo i normali generatori ad asse verticale simili a mulini a vento (eolico orizzontale), che hanno un'efficienza energetica del 40-50% e sono spesso enormi e di grande potenza elettrica, ma esistono anche piccoli generatori ad asse verticale (eolico verticale), di più modesta potenza ed efficienza ma adatti per essere installati sul tetto di un edificio. In generale, i generatori eolici risultano utili per velocità del vento superiori a 4,5 m/s (equivalenti a 16 km/h). Inoltre, maggiore è l'altezza dal suolo delle pale e l'altitudine s.l.m. dell'impianto, e maggiore risulta la velocità del vento e dunque -- a parità di altri fattori -- l'energia prodotta. Il luogo ideale in cui installare un generatore eolico presenta un flusso di vento non turbolento quasi costante durante l'anno e prevede l'assenza di ostacoli vicini all'installazione. 

Affinché l'ostacolo sottovento (gli alberi) non diminuisca la velocità del vento, occorre porsi a una distanza di almeno 20 h.


FONTI RINNOVABILI: sono da considerarsi fonti rinnovabili di energia quelle che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono esauribili nella scala di tempi umana ed il cui utilizzo non pregiudica quindi le risorse naturali per le generazioni future. Per poter accedere a determinati incentivi -- come ad es. i -- è necessaria la qualifica di "impianto a fonte rinnovabile". Ai fini pratici e dell'ottenimento degli incentivi, per lo Stato Italiano si intendono come fonti rinnovabili le seguenti: sole, vento, risorse idriche, risorse geotermiche, biomasse, maree, moto ondoso. Sono definite invece fonti alternative di energia tutte quelle diverse dai combustibili fossili: dunque esse includono le rinnovabili, il nucleare, etc. Gli impianti qualificati a fonte rinnovabile godono del diritto di avere la priorità di dispacciamento nell'immissione nella rete elettrica nazionale. Dal 2002, i produttori di energia elettrica eccedenti i 100 GWh/anno sono obbligati a produrre almeno il 2% dell'elettricità da fonti rinnovabili.
FOTOVOLTAICO: i sistemi fotovoltaici utilizzano la luce del Sole per produrre . Per poter catturare le radiazioni solari da trasformare in elettricità, ci si avvale di pannelli solari, costituiti ciascuno da numerose celle fotovoltaiche che sfruttano la capacità di alcuni semiconduttori, soprattutto il silicio, di generare energia quando esposti alla luce. Attualmente sono utilizzati principalmente tre tipi di celle fotovoltaiche -- in silicio monocristallino, in silicio policristallino e in silicio amorfo (dette anche "a film sottile") -- che si differenziano per la propria resa energetica: gli innovativi pannelli monocristallini convertono in elettricità intorno al 15% della radiazione solare, percentuale che cala fino a una resa di circa il 10% per quelli in silicio amorfo. L'efficienza di un pannello può essere incrementata finanche del 70-80% accoppiandovi un sistema di inseguimento del Sole (con quelli su due assi la resa cresce di oltre il 40%) e degli specchi piani per concentrarvi sopra altra radiazione.

GEOTERMICO (MINI-): a differenza della geotermia tradizionale, il mini-geotermico è una fonte energetica naturale per applicazioni su piccola scala (condomini, abitazioni, alberghi, etc. ). I mini impianti geotermici, in pratica, sono accorgimenti tecnici dell'ecoedilizia per trasformare le abitazioni in luoghi caldi in inverno e freschi in estate senza ricorrere ai tradizionali impianti di riscaldamento o di climatizzazione, con forti risparmi sulle bollette del gas ed elettrica. Un mini impianto geotermico, infatti, utilizza sonde nel sottosuolo delle abitazioni per sfruttare il naturale calore del terreno. Le sonde, che arrivano a 5 metri fino a 100 metri nel sottosuolo in base all'impianto, sono collegate a una pompa di calore e al sistema idraulico per estrarre il caldo o il fresco a seconda delle esigenze. Questi impianti, i cui costi vengono recuperati dopo un certo numero di anni che dipende dalla loro dimensione, rappresentano già una realtà in molti Paesi, in particolare in Svizzera e nel Nord Europa.
IDROELETTRICO (MINI- E MICRO-): per mini-idroelettrico e micro-idroelettrico si intende un impianto idroelettrico di potenza inferiore, rispettivamente, a 10 MW ed a 100 kW in grado di produrre energia elettrica sfruttando il normale corso d'acqua di piccoli fiumi o di semplici ruscelli. Questi piccoli corsi d'acqua possono dunque consentire un grande taglio alla bolletta elettrica di molte aziende, come pure di piccole comunità, fattorie, singole famiglie. Le piccole centrali idroelettriche hanno basso impatto ambientale e paesaggistico perché richiedono bacini d'acqua minimi; inoltre necessitano di investimenti contenuti e, qualora siano connesse alla rete elettrica convenzionale, godono di incentivi statali come la ed i . Alternativamente, piccoli progetti idroelettrici possono venire realizzati in aree isolate che potrebbe essere antieconomico servire con una linea ad alta tensione, oppure in aree dove non esiste una rete di distribuzione elettrica nazionale.

IDROMETANO: è un carburante a rapida ignizione ed a basso inquinamento composto al 70% da metano e al 30% da idrogeno. Poiché nei motori a scoppio l'idrogeno brucia in una reazione termica poco efficiente, diversamente da quanto avviene nell'auto a idrogeno propriamente detta (che è elettrica), a parità di grandezza del serbatoio l'idrogeno fornisce al veicolo un'autonomia inferiore all'idrometano, che a sua volta garantisce meno autonomia del metano. Pertanto, l'idrometano unisce il risparmio economico dell'idrogeno, che viene prodotto in loco con energie rinnovabili (solare, eolico, etc.), con l'autonomia garantita dal metano. Un veicolo già circolante omologato a metano può essere modificato per ottenere un metano/idrogeno o metano/idrometano con una buona autonomia, rifornibile da appositi distributori (vedi la relativa voce). Anche in Italia, come in altri Paesi, esistono già esempi di flotte di veicoli -- compresi mezzi pubblici -- alimentati a idrometano.
IMPIANTI CONNESSI IN RETE: Gli impianti per la produzione di energia elettrica si distinguono in sistemi connessi alla rete elettrica (o, in inglese, grid-connected) e in sistemi non connessi (cioè off-grid), isolati e quindi auto-sufficienti (o stand-alone), mentre non è vero il viceversa: un impianto stand-alone può essere essere benissimo anche grid-connected. Gli impianti grid-connected sono normalmente usati per vendere al GSE o ad altri soggetti l'energia prodotta e/o per prelevare energia aggiuntiva dalla rete in caso di bisogno, come ad esempio avviene con il contratto cosiddetto di "" (per piccoli utenti)  o di "" (per produttori dotati di Partita Iva). Gli impianti off-grid, invece, sono in genere usati quando si deve (o si vuole) essere del tutto autonomi dal punto di vista dell'energia elettrica: si pensi a utenze poste su isole o in luoghi remoti. Per le piccole e medie potenze, tale indipendenza energetica è solitamente fornita dagli .

IMPIANTI IBRIDI: Gli impianti "ibridi" per la produzione di energia elettrica, usati per garantire l'autosufficienza energetica a utenti isolati o a clienti non interrompibili (ad es. ospedali), sono apparati che producono l'elettricità da due o più fonti, almeno una delle quali rinnovabile (tipicamente, solare e/o eolica). Anche gli impianti che utilizzano due fonti entrambe rinnovabili -- quindi "pulite" e fornite gratis dalla Natura -- sono ideali per assicurare la continua disponibilità di energia elettrica all'utilizzatore, se l'energia in surplus è accumulata con tradizionali batterie (specie nel caso di piccole potenze) o con il più moderno "" (preferibile per potenze maggiori). In tale ciclo, si rimedia al problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili solare ed eolica in quanto l'energia elettrica in surplus è usata per produrre, tramite un elettrolizzatore, gas idrogeno, il quale viene stoccato in appositi serbatoi e poi riconvertito in elettricità, quando serve, attraverso delle .  

INVERTER: è un dispositivo che converte la corrente continua prodotta dalle fonti rinnovabili e non -- e dunque, in pratica, proveniente da pannelli fotovoltaici, generatori eolici, etc. -- in corrente alternata, adatta per i normali utilizzi dell'elettricità. Esistono inverter più economici che forniscono una tensione con forma d'onda sinusoidale modificata, i quali sono adatti per piccoli impianti non connessi in rete (come, ad esempio, quelli in zone isolate od a bordo di imbarcazioni) e per alimentare molti tipi di apparecchiature, e inverter più sofisticati, che forniscono una tensione con forma d'onda compatibile con quella della rete nazionale, i quali sono invece indispensabili per poter immettere in rete l'energia prodotta dal proprio impianto. Dunque, l'inverter è un componente molto importante degli impianti che producono da fonti rinnovabili, tanto che in sistemi di grossa potenza si fa uso di almeno tre inverter per prevenire problemi in caso di guasto di uno di essi, peraltro evento rarissimo.

MOLTIPLICATORE SOLARE: è un dispositivo in grado di aumentare la resa di un pannello solare tradizionale in misura notevole, di circa il 70%. Coniuga due diverse tecnologie volte a ottimizzare il rendimento dei panneli fissi: un concentratore solare a specchi piani e un sistema di inseguimento del Sole. Il concentratore solare utilizza due specchi leggeri per aumentare la radiazione incidente su un pannello e accresce di circa il 30% la sua normale produzione di energia. Il sistema di inseguimento è un impianto opto-meccanico robotizzato che, attraverso degli attuatori lineari, muove i pannelli solari lungo due assi di rotazione, assicurando il loro orientamento perpendicolare ai raggi del Sole. Infatti, usando un'elettronica sofisticata, l'apparato calcola la posizione del Sole tramite un orologio interno e un accelerometro a tre assi, determinando così sempre con estrema precisione la posizione esatta per i moduli. In questo modo, l'energia prodotta annua cresce di un altro 40% rispetto ai pannelli fissi.       

PICCO DEL PETROLIO: è il picco massimo della produzione mondiale del petrolio, che si raggiunge quando è stata estratta all'incirca la metà del petrolio estraibile, ovvero la parte facile e poco costosa da ottenere. Una volta raggiunto il picco, poiché il petrolio rimanente è molto più costoso da estrarre, non si riesce ad aumentare la produzione nonostante l'aumento del prezzo del petrolio, bensì solo a stabilizzarla per qualche anno prima del rapido declino. Attualmente siamo su una produzione mondiale di petrolio piatta dal 2005, segno che probabilmente il picco è stato da poco raggiunto o è imminente, come previsto da oltre il 95% dei modelli elaborati dagli esperti. Ciò ha portato negli ultimi anni a un aumento esponenziale del prezzo del petrolio (ci riferiamo alla media a 12 mesi, che risente poco degli effetti speculativi), e rende urgente la , cioè il passaggio a carburanti ed a fonti di energia non fossili, come l'idrogeno e le fonti rinnovabili.
POTENZA DI PICCO: la potenza di un impianto che produce elettricità, oppure di un suo componente (pannello fotovoltaico, turbina eolica, etc.), si indica di solito con la cosiddetta potenza nominale -- detta anche potenza di picco -- che è quella massima sviluppabile in condizioni di funzionamento standard o ideali. Per un impianto o un pannello fotovoltaico, ad esempio, è la potenza prodotta con un irraggiamento solare standard di 1.000 W/m2 alla temperatura delle celle di 25°C. Per un generatore eolico, invece, è la potenza prodotta in condizioni di ventosità ideali, cioè alla massima velocità del vento sfruttabile dalla turbina. Per conoscere la potenza fornita in condizioni reali, occorre quindi conoscere la curva di potenza del dispositivo. Si scopre così, ad es., che con scarso vento un generatore eolico verticale produce poco, anche se in parte ciò è compensato dalla possibilità di funzionare per tutte le 24 ore. La potenza elettrica si esprime in Watt (W), quella di picco in "Watt di picco" (Wp).

SISTEMI DI RIFASAMENTO: il rifasamento è una tecnica di uso razionale dell'energia, che migliorando il "fattore di potenza" delle macchine e degli impianti industriali -- come pure dei comuni elettrodomestici e apparati elettrici presenti in case, uffici e attività commerciali -- consente di ottenere sensibili risparmi economici sulla bolletta elettrica. I costi aggiuntivi al mancato rifasamento, infatti, sono talmente elevati da determinare, mediamente, un rientro dell'investimento per l'impianto di rifasamento nell'arco di massimo 12-15 mesi: pochi investimenti hanno tempi di rientro così brevi. Largamente usati nelle industrie e nelle grandi aziende, i rifasatori esistono oggi anche in versioni adatte per piccole e medie aziende e per i privati. In casa, applicati a una presa elettrica, permettono un uso intelligente dell'elettricità in numerosi dispositivi: frigoriferi, condizionatori, computer, lavatrici, lavastoviglie, aspirapolvere, ventilatori, motori elettrici, etc.  Per acquistarli, potete .
SOLARE TERMICO: è un sistema in grado di catturare in modo efficiente l'energia termica irradiata dal Sole, cioè il calore, per utilizzarlo direttamente negli usi quotidiani domestici o industriali: acqua calda per abitazioni o per usi sanitari, riscaldamento di ambienti o di piscine, raffrescamento dell'aria, acqua ad alta temperatura per impianti industriali di processo o per la cogenerazione di energia elettrica, eccetera. Oltre ai semplici e tradizionali pannelli termici con serbatoio d'acqua installabili sui tetti, esistono quindi tutta una serie di tecnologie e di prodotti molto più sofisticati realizzati a tale scopo: ad es., pannelli termico-fotovoltaici che ottimizzano lo spazio disponibile su un tetto, concentratori solari a parabola con inseguimento su due assi (che ottimizzano la disponibilità di spazio e riscaldano fino a 800/1.000 °C), concentratori lineari parabolici ad acqua pressurizzata od olio termico con inseguimento su un asse orizzontale (ideali per la produzione di grandi quantità di calore fino a 200°C).

SOLARE TERMODINAMICO: è una tecnologia rivoluzionaria sviluppata dal fisico italiano Carlo Rubbia per produrre energia elettrica sfruttando il Sole in maniera particolarmente efficiente. In pratica, una serie di collettori lineari di forma parabolica concentrano i raggi del Sole su un ricevitore contenente un fluido termovettore che viene scaldato fino a 600° C, il quale può essere utilizzato per produrre elettricità tramite una turbina, come in una centrale elettrica. Rispetto a un , un impianto solare termodinamico presenta due grossi vantaggi: la superficie occupata è ridotta ad appena 1/3, e inoltre si può produrre energia continuativamente pure di notte e in giorni nuvolosi, poiché il fluido caldo può essere immagazzinato e trattiene a lungo il calore. Si tratta, quindi, di una tecnologia ottima per richieste di energie medio-grandi (1-100 MW) come quelle di grandi aziende, industrie o Comuni, o per la realizzazione di grosse centrali elettriche (>100 MW). 

TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: è il passaggio dall'Era del Petrolio, in cui l'energia è sempre più costosa e in mano a pochi, all'Era dell'Idrogeno, in cui l'energia è prodotta a costi ragionevoli e in modo democratico tramite risorse che sono a disposizione di tutti: sole, vento, acqua, etc.  Secondo Jeremy Rifkin, il noto economista americano diventato il "guru" di questa svolta epocale, sono quattro i pilastri su cui la Terza Rivoluzione Industriale si fonda: (1) Produzione di energia (elettrica e per il trasporto) da : solare, eolico, idroelettrico, geotermico, biomasse, etc.; (2) Edifici come impianti per produrre l'energia loro necessaria da fonti rinnovabili; (3) Idrogeno per accumulare l'energia ricavata dalle fonti rinnovabili (che sono intermittenti), affiancando così le batterie e il ri-pompaggio idrico; (4) Reti energetiche intelligenti, per creare una sorta di "Internet dell'energia", in modo che chiunque possa ricavare energia dalle fonti rinnovabili e condividerla peer-to-peer guadagnandoci.

VEICOLI BI-FUEL: sono veicoli con motori a scoppio che possono utilizzare due diversi tipi di carburante, uno dei quali solitamente a basso costo, come l'idrogeno o l' (una miscela al 70% metano e al 30% idrogeno) forniti da appositi distributori che li producono utilizzando energie rinnovabili, e l'altro di più facile reperibilità e in grado di garantire una maggiore autonomia, come la benzina o il metano. Le soluzioni oggi più interessanti dal punto di vista pratico e del risparmio economico sono i veicoli a benzina/idrogeno, che sono già prodotti in numero limitato, e quelli a idrometano/metano, facilmente ottenibili modificando opportunamente un veicolo già esistente omologato a metano. Questi veicoli rappresentano la necessaria tappa intermedia verso la futuristica  e, finché non si sviluppa una rete capillare di , risultano ottimi soprattutto per utilizzatori che si dotano di piccole flotte di mezzi e del relativo distributore di carburante.   
WIND FARM: è un gruppo composto da poche unità fino a diverse centinaia di collocate in una stessa zona per produrre energia elettrica. L'area occupata può coprire svariati chilometri quadrati e addirittura essere localizzata a oltre 10 km al largo della costa (offshore), dove soffiano venti forti. Le varie turbine devono essere poste a opportune distanze reciproche (ove possibile, da 3 a 5 volte il diametro del rotore nella direzione perpendicolare al vento prevalente e da 5 a 10 volte nella direzione del vento prevalente) per evitare il cosiddetto "effetto parco eolico", cioè la perdita di potenza dovuta alla mutua interferenza fra le turbine stesse. I posti migliori in cui realizzare una wind farm sono quelli in cui sono presenti forti venti stazionari e vicini a linee elettriche. L'impiego di un terreno su cui viene costruita è comunque perfettamente compatibile con il suo uso per l'agricoltura. Una turbina da 3 MW può soddisfare le necessità energetiche di oltre 1.000 abitazioni.



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